5.1. Piemonte – Cortese (Cascina Carlót)

Nel nostro viaggio nel mondo tra calici, prelibatezze culinarie e meraviglie, oggi approdiamo in Piemonte, terra ricca di tradizione. In particolar modo oggi vorrei parlarvi di un vitigno, il Cortese, che ha una lunga tradizione, ma che in Italia finisce sempre un po’ in secondo piano, schiacciato spesso da nomi altisonanti, ma non per questo più dignitosi.

In Piemonte questo vitigno è a casa sua, anche se non è certa l’origine. In ogni caso, con buona probabilità possiamo collocarlo proprio nelle zone meridionali della regione, nell’alessandrino, principalmente. Il nome con il quale è maggiormente conosciuto è Cortese Bianco, ma non è infrequente trovare anche varie forme dialettali come Corteis, Courtesia, Courteis. Il prodotto più importante realizzato con il vitigno è il Gavi, ma se avete voglia di un vino fresco e leggero e giovane allora potete trovare con facilità molti vini soddisfacenti. Il Cortese in Piemonte (benché ultimamente stia perdendo terreno a favore di vini più “vendibili” come lo Chardonnay) è trattato come un prodotto di casa, un vino da produrre non tanto per fare, ma per sottolineare un’identità col territorio. Quindi, spesso, chi lo produce, vuole immettere sul mercato un vino di qualità, non solo un vino che si venda bene (altrimenti sceglierebbe un altro vitigno).

Il Piemonte, come dicevamo, ha una grande tradizione legata ai vini. Una terra austera, una terra da vino, da grande vino, come il Nebbiolo, uno dei più nobili del nostro territorio e ancora il Barbaresco. “Quasi amabile come Madeira, secco al palato come Bordeaux e vivace come lo Champagne.” Lo ha scritto Thomas Jefferson, il futuro presidente degli Stati uniti, nel 1787, dopo aver assaggiato il nebbiolo. Il Barolo, che nacque grazie al lavoro di Cavour e dei suoi maestri di cantina è figlio di questo vitigno, dopotutto. Per non dimenticare il Barbera, insieme al Barolo protagonista di un’accesa diatriba negli anni ’80, quando un nuovo corso di produzione si è affiancato alla tradizione, accendendo la discussione tra tradizionalisti (barrique no) e innovatori (barrique sì). Tra queste eccellenze e discussioni si inserisce anche il Cortese, figlio di una lunga tradizione che risale almeno al XIX secolo e che non sfigura affatto tra mostri sacri quali Nebbiolo e Barbera.

Foto dal sito del produttore

Nel calice di oggi ho versato il Cortese “Aivè”, della Cascina Carlót (Coazzolo – AT). È un vino dal colore giallo paglierino con profumi di fiori, frutta, bianca, mela verde. In bocca ha un sapore pieno, asciutto, armonico, gradevolmente ammandorlato in chiusura. Viene fatta una breve macerazione in pressa a 20° arricchendo il prodotto di aromi e struttura. Fermentazione in vasche di acciaio a temperatura controllata per 10-15 giorni e affinamento in acciaio per 4 mesi e successivamente 1 mese in bottiglia. Come ho anticipato, un vino di qualità, molto gradevole, con un carattere unico che richiama il territorio di origine.

E mercoledì scopriremo con cosa abbinarlo… mi raccomando: seguitemi!

Ana Lupu

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