Parlando un po’ di Riesling

Non ho mai nascosto il mio amore per il Riesling. Una passione nata dal primo incontro e che nel tempo è solo accresciuta. Un vino complesso, fruttato ma mai stucchevole, piacevolmente minerale, in grado di donare mille sfumature. Un vino che ha saputo conquistare spazi importanti in molti paesi europei e che oggi si coltiva anche in America e in Australia, ma che trova la sua massima espressione nella natia Germania, nelle coltivazioni in Alsazia e – perché no? – anche nel Nord Italia, dove il clima e i terreni che si inerpicano sui monti favorisco la maturazione tardiva. Andiamo a scoprirlo un po’ insieme…

Dove e quando nasce il Riesling?

Come tutte le cose “storiche” e importanti, il mito delle sue origini si perde un po’ nel tempo. C’è chi sostiene che il vitigno abbia più di duemila anni, rendendolo uno dei più antichi in assoluto. Quello che è certo è che ci sono tracce del Riesling già attorno al IX secolo e che la sua diffusione di rilievo si ebbe dal XV secolo. In Italia arrivò tardi e si iniziò a coltivare alle fine del XIX secolo.

Nonostante le incertezze storiche la patria del Riesling è la Germania e le prime testimonianze indiscusse sono quelle del botanico tedesco Hieronymus Bock. Nasce e si sviluppa principalmente nelle valli del Reno e della Mosella, ma trova terreno adatto alle proprie caratteristiche anche in Alsazia. Una delle curiosità più interessanti è vedere come il Riesling nasca da un incrocio e attualmente viva in altrettanti prestigiosi nuovi ceppi.

Il Riesling Renano (questo il nome completo, da non confondere con il Riesling Italico) nasce dall’incrocio tra Heunish (vitigno diffuso con tenacia dall’imperatore romano Marco Aurelio Probo, in italiano chiamato Unno e che studi recenti hanno dimostrato essere una sorta di antenato di moltissimi vitigni oggi importantissimi) e Traminer (il cui nome significa “vitigno del confine”) e oggi “dona” il suo patrimonio genetico a molti altri vitigni che ne hanno catturato l’essenza per elaborarla in altre sfumature: Manzoni (con Pinot Bianco), Müller-Thurgau (Madeleine Royale), Kerner (Schiava) per citarne alcuni.

Le caratteristiche principali

Da un Riesling di alto livello ci si aspettano delle caratteristiche ben precise. In particolar modo, accanto a un bouquet fruttato (pesca e albicocca) chi ama questo vitigno va alla ricerca della nota petrolata che lo contraddistingue e che viene un po’ a mancare nelle produzione più commerciali. Ovviamente il consumatore di vino occasionale può rimanere un po’ disorientato da queste note un po’ particolari (anche gomma e cherosene), ma il vero amante del Riesling cercherà quegli imbottigliamenti in grado di valorizzare queste caratteristiche evitando prodotti di bassa qualità in grado di esaltare solamente le note fruttate.

I produttori giocano molto su questa complessità e le varietà di Riesling che possiamo trovare sono davvero numerose.

Rimanendo legati a un terminologia tedesca, patria del vitigno, possiamo trovare vini quasi del tutto secchi (Trocken) o salire a mano a mano fino a un livello zuccherino molto alto. Un Riesling Spätlese ha una nota zuccherina appena accennata e una buona struttura. Se i grappoli vengono attaccati dalla muffa nobile possiamo bere un Auslese, il primo nella scala dei vini non secchi e possiamo arrivare addirittura ai muffati (Beerenauslese) se sono stati attaccati da botrytis cinerea. Andando verso l’estremo troviamo i vini Eiswein con i grappoli che hanno subito congelamento durante l’inverno e – in cima alla scala, rarissimi – Trockenbeernauslese se abbiamo un’essiccazione estrema (difficili da trovare e… molto costosi). Insomma, ce n’è per tutti i gusti, vero?

Per oggi non mi dilungo oltre, ma spero di potervi parlare molto presto di qualche buona bottiglia di Riesling e in quel caso mi addentrerò un po’ di più nell’analisi del vino, dei profumi e dei sapori. Alla prossima…

Anamaria Lupu

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