Sicilia: Alessandro di Camporeale

Un’interessantissima degustazione organizzata dalla delegazione AIS di Fiumicino-Ostia, l’incontro con Benedetto Alessandro e un viaggio tra i vini dell’azienda di famiglia: Alessandro di Camporeale

Ana alle prese con un Kaid Syrah

Fiumicino, ore 20, Hotel Tiber. Gli incontri con le aziende sono sempre emozionanti. Non solo c’è l’occasione di degustare vini nuovi, ma si può entrare in contatto con l’anima dell’azienda, conoscerne la storia, le persone, gli obiettivi. E così questo giovedì 25 novembre ho avuto modo di conoscere Benedetto Alessandro (uno dei tantissimi “Benedetto” della famiglia, un nome che è il loro “marchio”, tanto da scegliere questo nome anche per uno dei loro vini – ma ne parlerò a breve), agronomo e responsabile marketing dell’azienda siciliana, giunta alla quarta generazione.

Camporeale, tra le colline siciliane

Camporeale è un piccolo centro agricolo, a sud di Palermo, circondato da dolci colline (che arrivano anche a 600 m slm) e quindi protetto dai venti del mare che scendono nell’entroterra dal nord. Una terra da sempre ricca di vita, con le prime colonie risalenti all’VIIII secolo a.C. (la città di Makella).

I romani arrivarono da queste parti molti secoli dopo, ma il segno più importante venne lasciato dalla dominazione araba del IX secolo d.C. In questo periodo sorgono innumerevoli casali e villaggi e il capo di ognuno di questi centri era chiamato Kaid, nome che oggi rappresenta una delle produzioni più importanti dell’azienda Alessandro. Il nome Camporeale è una formazione molto recente e risale al 1779. Deriva dal latino “campus regalis” (campo degno di un re).

Alessandro di Camporeale

L’azienda Alessandro di Camporeale

Un’azienda di famiglia, come ho detto. Nasce nei primi anni del 1900 e in anni più recenti inizia un percorso di cambiamento con Rosolino, Antonino e Natale i quali, coadiuvati dai figli (Anna, Benedetto e… Benedetto) sono “gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche, che ha dato vita a vini di grande impatto e struttura, morbidi, eleganti e di grande equilibrio“.

La storia che interessa a noi inizia in anni piuttosto recenti, quando hanno deciso di produrre vini in proprio, senza più vendere l’uva a terzi. Anni di selezione e studio, per cercare di capire le potenzialità del territorio e scegliere i vitigni più adatti. Tantissimi i vitigni “scartati” per potersi concentrare solo su quelli che davano piena soddisfazione alla famiglia. Tra questi sicuramente il Catarratto e il Syrah, focus della degustazione (ma ci arriviamo!)

Affinamento e scelte monovarietali

Benedetto Alessandro

Benedetto Alessandro si è preso qualche minuto anche per parlare del lavoro in cantina, spiegando come in azienda si prediliga perlopiù un affinamento in acciaio e si limiti il più possibile il passaggio in botti (rovere francese, cambiate da pochi anni, utilizzano ora botti di 600 l, principalmente per il Syrah). Ho molto apprezzato anche la scelta di premiare la purezza dei singoli vitigni, imbottigliando monovarietali, esaltandone le caratteristiche peculiari.

Nel corso degli anni hanno studiato la resa non solo dei diversi appezzamenti di terreno (promuovendoli all’occorrenza a veri e propri cru) ma anche delle diverse varietà di viti. Il Carattatto, per esempio, si presenta con tre varietà (comune, lucido, extra lucido – anche se quest’ultimo non è riconosciuto da disciplinare) e l’azienda Alessandro cerca di valorizzare al meglio le singole caratteristiche (l’extra lucido per esempio matura più lentamente e garantisce comunque una buona acidità – e un minore grado alcolico).

Un breve accenno all’attenzione verso una coltivazione il più possibile biologica. L’azienda Alessandro di Camporeale, per garantire il giusto equilibrio di azoto al terreno non interviene chimicamente, ma coltiva legumi (favino e sulla, piante definite azoto fissatrici) tra i filari.

I vini in degustazione – Catarratto e Syrah

I vini che abbiamo degustato

E arriviamo al cuore del nostro intervento, perché dopo l’interessante presentazione di Benedetto Alessandro è giunto il momento di iniziare la degustazione vera e propria. Ben otto vini, suddivisi tra Catarratto e Syrah, come anticipato, proprio per costruire un percorso logico e poter apprezzare le sfumature dei vari imbottigliamenti (ma abbiamo ricevuto l’invito a non dimenticare anche il loro Grillo). La degustazione è stata introdotta dallo stesso Benedetto e perfezionata dal sommelier AIS Angelo Petracci, preciso e chiaro nella presentazione.

  • Spumante Metodo Classico – 2016 – Catarratto (extra lucido) – Extra brut – Fine, non spigoloso, spumante con buona persistenza e sentori agrumati (cedro) e note di salvia. Ottimo bilanciamento tra freschezza e sapidità. Il sentore di lievito non emerge, ma rimane ben equilibrato con le altre caratteristiche.
  • Benedè – 2020 – Catarratto – Prodotto con uva da diversi vigneti, unendo insieme Catarratto comune ed Extra Lucido. Ha un buon bouquet floreale e fruttato, fa sei mesi di affinamento in vasca d’acciaio e due in bottiglia. Fresco e godibile.
  • Monreale Bianco – 2019 – Catarratto – Uva che proviene dallo stesso vitigno utilizzato per il metodo classico (piante che risalgono al 1988, in piena maturità). Il 20% viene affinato in tonneau di 600 litri a bassa tostatura per dare al vino poche trame legnose. Il 2019 è stato caratterizzato da un agosto meno caldo e leggermente piovoso, il che ha favorito una maggiore acidità.
  • Catarratto Bianco – 2016 – Catarratto – Stessa lavorazione del Monreale Bianco (l’etichetta ha poi cambiato nome, ma la tipologia di vino è la stessa), con la differenza che nel 2016 le botti utilizzate erano di primo passaggio, mentre nel 2019 avevano già scaricato molto.
  • Kaid – 2018 – Syrah – Il 2018 è stato caratterizzato da un agosto molto piovoso. Per preservare la qualità del vino in azienda hanno selezionato le uve con maggiore attenzione, riducendo la produzione di circa il 20%.
  • Kaid – 2016 – Syrah – Gli anni di invecchiamento hanno conferito a questo Kaid maggiore eleganza rispetto a un più fruttato Kaid 2018. Emerge la caratteristica del Syrah, speziato (pepe nero) e con una buona eleganza.
  • M NR L – 2016 – Syrah – Il disciplinare non permetteva ancora di chiamare il vino MONREALE, quindi in azienda hanno giocato sul nome, eliminando le vocali. Vitigno più esposto al sole, maturazione più piena con un profilo olfattivo più ricco ed etereo.
  • Kaid Vendemmia Tardiva – 2019 – Syrah – Un vino interessantissimo, dolce, ma non stucchevole, delicato nei suoi aromi di frutta rossa dolce: amarena, ribes, fragola, ma anche mou.

Prima di chiudere eleggendo i miei preferiti (ma sono davvero stati tutti di livello altissimo, quindi la scelta va alle sfumature) è interessante ricordare una cosa importante spiegata da Benedetto. In azienda hanno notato una differenza di longevità tra annate più calde e annate più fredde (per quanto un’annata fredda in Sicilia sia sempre decisamente calda). In sostanza, quando il clima è più freddo riescono ad avere un riscontro aromatico migliore a lungo termine, mentre le annate più calde favoriscono aromi più nel breve termine. Da qui l’abitudine – recente – di preservare in cantina per più tempo i vini “nati” nelle annate “fredde” così da offrirli al mercato pronti e in pieno vigore.

I miei preferiti, una scelta non facile

Ed eccomi alle impressioni finali. Come anticipato Benedetto Alessandro ci ha presentato vini di livello molto alto, interessanti nella specificità e nelle loro differenze. Ma mi piace lasciarvi menzionandovi i miei preferiti. Tra i bianchi il mio “pollice su” va allo spumante, esperienza davvero incredibile. Usare il Catarratto per spumantizzare non è cosa comune, ma in azienda sanno il fatto loro e il risultato è ottimo. Tra i rossi il mio voto speciale va al Kaid 2016, meno fruttato e brusco del 2018, più speziato, maturo, pronto. Ma una menzione speciale voglio dedicarla anche al Kaid Vendemmia Tardiva, una splendida sorpresa, morbido e mai stucchevole. Ottimo.

Dalla Sicilia è tutto. Per oggi! 🙂

Anamaria Lupu

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